
Roma di sera, luci basse e racchette che cantano: Lorenzo Musetti entra negli Internazionali con passo leggero e testa fredda, doma il servizio-killer di Mpetshi Perricard e, tra umidità e applausi, sussurra una verità semplice e spiazzante su chi, per lui, è davvero il favorito.
Buona la prima, e buona davvero. Lorenzo Musetti inaugura il suo cammino agli Internazionali BNL d’Italia 2026 con un successo pulito: doppio 6-4 contro Giovanni Mpetshi Perricard, uno che sul mattone tritato fa valere statura, braccio e prime pesanti. Il carrarino si prende il pass per il terzo turno senza sbavature, con una partita in cui la testa ha contato quanto il braccio.
La partita e il feeling con la sera
Musetti l’ha impostata con intelligenza. Ha tolto ritmo ai turni di battuta del francese, ha risposto spesso con il piatto corto, ha cercato di spostare lo scambio sul suo terreno: variazioni, traiettorie alte quando serviva, improvvise accelerazioni di dritto. Nel punto, non nel pugno. Nei momenti che spostano i set, ha avuto mano ferma: break conquistati senza frenesie, gestione pulita della prima palla nei game più caldi. Il resto lo hanno fatto le famose condizioni serali del Foro: aria più densa, palla leggermente più lenta, più tempo per “vedere” la soluzione giusta. “Mi piacciono molto le condizioni serali”, ha ammesso a fine partita. E si è visto.
Per dare la misura del test: Mpetshi Perricard non è solo un “bombardiere”. È giovane, in crescita, già capace di alzare un trofeo ATP su terra battuta, e quando entra con la prima può spostare l’inerzia anche contro giocatori più rodati. Batterlo in due set, su un Centrale carico d’attesa, è il tipo di vittoria che fa spessore, più ancora della matematica del punteggio.
La sera di Roma aggiunge una trama emotiva in più. Le luci che chiudono il cielo, il brusio che si fa tappeto, il tempo che rallenta tra una risposta bloccata e un rovescio tagliato che rimbalza basso. Musetti in queste onde lunghe sa starci bene. Il suo tennis, quando respira, trova soluzioni che di giorno, con palla più viva, gli chiedono un margine in più.
E poi arriva la frase che cambia il fuoco del discorso. Alla domanda su chi sia il nome da battere, Musetti non ha girato intorno: “L’unico favorito è Sinner”. Detto così, senza cornici. Un riconoscimento di valore, ma anche una dichiarazione di intenti: io gioco libero, le spalle larghe le porta un altro.
Chi è il favorito a Roma?
Al netto delle bandiere e della narrativa patriottica, la scelta di Musetti è realistica. Per rendimento recente e continuità, Jannik ha alzato l’asticella generale del tennis italiano. Nel circuito, quando si parla di solidità, di qualità nei giorni “normali”, di capacità di trovare risposte sotto pressione, il suo nome è ormai la metrica. Qui a Roma questo pesa doppio: pubblico, aspettative, attenzione. Dire “Sinner favorito” non è un alibi, è un dato.
Cosa succede adesso? Il terzo turno attende, con un avversario che al momento non è stato ufficializzato: non ci sono ancora dettagli confermati sul tabellone per l’accoppiamento di Musetti al momento in cui scriviamo. Ma l’orientamento è chiaro: consolidare la fiducia della notte, proteggere i propri turni di servizio, continuare a togliere certezze all’altro con la varietà. Roma ama chi costruisce, non solo chi spinge.
Intanto, la sera torna. E con lei quel ritmo che sembra cucito addosso al suo gioco. Chissà: se la città è un match che si gioca in controluce, non è forse proprio qui, tra ombre e pause, che Musetti può trovare il suo colpo più vero?





