Un collega ha mostrato il suo appoggio a Djokovic, che attende la decisione sulla possibilità di partecipare all’Australian Open.
Lo scorso anno, l’Australia ha riservato una brutta sorpresa a Novak Djokovic, espulso per in quanto non vaccinato e potenziale personalità in grado di fomentare il sentimento no-vax. Un anno dopo, però, la situazione è cambiata, così come le regole in Australia. E nonostante il ban automatico di tre anni, scattato dopo l’espulsione, il serbo ha ricevuto segnali positivi sulla possibilità di giocare al prossimo Australian Open.
I suoi legali sono al lavoro con il governo australiano, diverso da quello di 12 mesi fa. Nel frattempo, Djokovic ha ricevuto – almeno a parole – il prezioso endorsement di un collega, che spera di poterlo vederlo ai nastri di partenza per il primo Major del 2023. Dietro questa scelta si nasconde una motivazione esposta lucidamente.
Come al solito, a parlare senza mezzi termini è stato Nick Kyrgios, che dopo una rivalità piuttosto accesa sta vivendo negli ultimi mesi un ottimo rapporto con Djokovic. Quest’ultimo lo ha sconfitto nella finale di Wimbledon, svoltasi però in un clima molto sereno. Il cambio d’atteggiamento c’è stato soprattutto da parte dell’australiano, chiarissimo nel far sentire all’ex numero 1 del mondo la propria vicinanza specialmente dopo i fatti accaduti a Melbourne.
E proprio ai media australiani, il ventisettenne di Canberra ha fatto sapere che non ha assolutamente nulla in contrario alla presenza di Djokovic all’Australian Open. Una presenza che anzi è, dal suo punto di vista, auspicabile: “Spero che possa competere. Il tennis non può permettersi un’assenza come la sua, che sarebbe insostituibile. Novak”, ha aggiunto Kyrgios, “è uno dei motivi per cui mi dedico al tennis e sarebbe molto difficile non vederlo qui”.
Ha escluso, implicitamente, anche che quanto accaduto a gennaio possa influenzare il rapporto del popolo australiano con il nove volte campione dello Slam: “Credo che l’Australia lo accoglierebbe a braccia aperte”, ha detto. Un messaggio forte verso le autorità del paese, ma anche verso Djokovic, al quale non rimane che attendere la decisione, sperando che sia la migliore per la sua carriera.
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