Jannik Sinner, coach Vagnozzi è convinto: la previsione fa ben sperare

Jannik Sinner è reduce dalla sconfitta ai quarti dello US Open contro Alcaraz, ma coach Vagnozzi vede il bicchiere più che mezzo pieno.

Superate le delusioni di Montreal e Cincinnati, Jannik Sinner ha reagito con forza allo US Open dimostrando nuovamente il livello che gli compete. Dopo le vittorie su Altmaier, Eubanks, Nakashima e Ivashka, il suo percorso a Flushing Meadows si è però interrotto ai quarti di finale contro Carlos Alcaraz.

Jannik Sinner
Jannik Sinner (Ansa Foto)

Una battaglia infinita, la loro, durata la bellezza di 5 ore e 15 minuti, al termine del quale si sono presi la standing ovation del pubblico degli spalti dell’Arthur Ashe Stadium e di quello social, con innumerevoli commenti di apprezzamento per ciò a cui hanno assistito.

Perciò, sebbene la sconfitta faccia male all’azzurro, c’è molto di cui andare fieri, almeno secondo coach Simone Vagnozzi che, in un’intervista al Corriere della Sera, ha analizzato la situazione di Sinner dopo lo Slam di New York.

Jannik Sinner, Vagnozzi non ha dubbi

Jannik Sinner
Sinner (Ansa Foto)

L’ex tennista è convinto che la sconfitta contro Alcaraz sarà un punto di ripartenza per Jannik: “Si riparte dall’atteggiamento spettacolare con cui Jannik è stato in campo 5 ore e 15 minuti con un ‘mostro’ come Alcaraz“.

In particolare, sono numerosi gli aspetti del match dell’altoatesino di cui essere contenti: “Mi è piaciuta la sua resilienza in un match ad altissima intensità, la qualità del tennis: si è spinto al limite, risalendo da situazioni difficili, ha annullato 5 set point, ha reagito al match point non convertito“. Peraltro, lo stesso allenatore ha ammesso di non esserne rimasto stupito, in quanto “sapevo che non molla mai“.

Un altro aspetto di cui tenere conto, specialmente in questo 2022 che era partito con diversi infortuni, è quello della grande tenuta fisica dimostrata da Sinner nel match con lo spagnolo. A questo proposito, l’ascolano ha detto che i problemi sono stati risolti grazie al lavoro svolto da lui e dal team di preparatori. “Dovevo imparare a conoscerlo: le vesciche sono comparse dopo un mese e mezzo che ci allenavamo insieme – ammette –. Veniva da un 2021 molto intenso, non si era mai fermato, era tornato dall’Australia con il Covid“. Perciò, Vagnozzi ha ritenuto giusto “fermarsi e aggiungere benzina di qualità alla parte atletica. Dopo Parigi è stato possibile“.

Da sottolineare, poi, secondo il coach, il miglioramento del servizio: “Jannik non faceva tanti punti con la battuta, abbiamo cercato di renderla più efficace. Allo US Open con Nakashima ha fatto 16 ace e con Alcaraz, che alla risposta è un fenomeno, il servizio non gli ha dato poco“.

Ad ogni modo, lo stesso Vagnozzi ha detto che “non ci saranno altri cambiamenti tecnici” e che “serve tempo per stabilizzarsi“. Poi ha aggiunto: “È un percorso lungo, una strada che oltre ai risultati non tralascia il lavoro di crescita: gli obiettivi sono a lunga scadenza“. Peraltro, non alcun dubbio sul fatto che Sinner “non è un giocatore finito, c’è molto potenziale“.

Adesso c’è l’impegno con la Nazionale che secondo l’allenatore “lo aiuterà a voltare pagina” e che “presto si renderà conto di aver giocato con Alcaraz un match straordinario“.

Infine, Vagnozzi ha concluso svelando quali saranno i prossimi impegni di Jannik: “Sofia, Nur Sultan, Firenze, Vienna e Parigi Bercy“. Per quanto riguarda invece le Finals di Torino: “Non è una cosa che non ci fa dormire la notte, non ci siamo dati obiettivi di ranking. L’obiettivo è migliorare il suo tennis e rinforzarlo fisicamente“.

 

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