Il vento di Eastbourne è tagliente, la luce radente fa luccicare l’erba e ogni rimbalzo è un indovinello: qui si gioca di riflessi e di cuore. Eppure, stavolta, il cuore di Sara Errani e Jasmine Paolini non è bastato: il tricolore scivola via dai tabelloni del Sussex, lasciando nell’aria un ultimo applauso lento.
Il WTA Eastbourne è l’ultimo banco di prova prima di Wimbledon. Un 500 vero, tosto, ospitato al Devonshire Park, dove la palla cammina bassa e il servizio pesa più del solito. Errani e Paolini sono arrivate qui con un carico concreto di tennis giocato e autostima: finaliste al Roland Garros in doppio poche settimane fa, con Paolini esplosa in top 10 e Errani che in carriera ha alzato cinque Slam nel doppio. Insomma, curriculum e sostanza.
E però l’erba non fa sconti. Chiede scelte nette, mani ferme, piedi rapidi. Taglia i tempi, punisce l’esitazione. Non basta spingere: devi toccare, devi leggere prima. E devi farlo insieme. Lì, mano nella mano, tra chiamate corte e coperture sul corridoio.
A metà pomeriggio la notizia si è fatta chiara. Errani e Paolini hanno perso l’incontro di doppio a Eastbourne e, al momento della pubblicazione, non risultano più italiane in corsa nei tabelloni del Sussex. Fine della corsa azzurra qui. Un epilogo secco, che stona con l’onda lunga di Parigi. Ma lo sport, sull’erba, vive di strappi.
Chi ha giocato anche solo un torneo di circolo sull’erba lo sa: contano la prima palla e la risposta corta, la volée pulita, il colpo al corpo. Nel doppio questo vale doppio. Con il formato a no-ad e il match tie-break a 10, un punto sbagliato ti gira un set, due dettagli ti cambiano la partita. Eastbourne, spesso ventosa, amplifica tutto: una prima al centro, una risposta steccata, una scelta di formazione sbagliata a rete (I-formation? Australian?) e il gioco scappa via.
Di passaggi chiave qui ne abbiamo visti tanti. Uno scambio infinito risolto con un lob millimetrico. Un 40-40 senza vantaggi chiuso da una risposta bloccata sul nastro. Piccole crepe, grandi effetti. È la natura di un torneo che serve a rifinire: ti dice cosa portare a Londra e cosa lasciare a casa.
Resta la solidità di un progetto. Errani, maestra di geometrie, e Paolini, oggi tra le migliori in circolazione per lucidità e timing, formano una coppia vera. Hanno manualità, lettura, carattere. E arrivano a Wimbledon con riferimenti chiari: la necessità di prendersi il centro, di variare la risposta di rovescio, di cercare più prime, di spingere la seconda sulla riga. Dati ufficiali di Eastbourne completi non sono ancora disponibili per un’analisi numerica puntuale: lo segnaliamo per correttezza. Ma l’identikit tecnico è lampante e verificabile su qualsiasi prato inglese di fine giugno.
Intanto, il Rothesay International fa quello che deve fare: seleziona. Separa l’abitudine dalla forma, il automatismo dall’ispirazione. Oggi il tricolore si è spento a Eastbourne. Domani si riaccenderà altrove, magari dietro un nastro che trema al campo 8 di Church Road, quando il silenzio prima della risposta sembrerà interminabile. Chi tiene la racchetta ferma in quell’istante, chi accetta il rimbalzo basso senza paura, porta a casa il punto. E, a volte, molto di più.
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