Sull’Adriatico soffia un vento di riscatto: al Challenger 75 di Cattolica due derby italiani accendono il primo turno e rimettono in moto storie che aspettavano un segnale. Serata tirata, punteggi al filo, nervi saldi. Qui il tennis non fa rumore: pulsa.
Il Challenger 75 di Cattolica 2026 apre con un doppio incrocio tricolore e una certezza: avanzano Raul Brancaccio e Franco Agamenone, bravi a domare rispettivamente Pierluigi Basile e Michele Ribecai. L’aria è densa, da derby italiano vero. Si sente a ogni scambio, nei silenzi subito dopo il rimbalzo, nelle racchette che restano alte anche quando la palla è già volata via.
Per metà serata tutto resta sospeso. Nessuno molla il servizio, la distanza tra i quattro è sottile come il filo della rete. Il punto centrale della notte, però, arriva a fari spenti: Brancaccio tiene la barra dritta in due volate gemelle e mette il match in tasca con un doppio 7-6(4) 7-6(4). Un risultato freddo, ma eloquente. Il campano interrompe così una striscia di quattro sconfitte consecutive: chiamatela pure inversione di marcia. Il mese di maggio, fin qui, è stato l’unico neo della sua annata; oggi si è riaperto un corridoio di fiducia.
Una scossa per Brancaccio
Brancaccio ha scelto la via più difficile: vincere senza strappi, gestendo ogni palla pesante. Nei tie-break ha mostrato quel che serve quando la coperta è corta: primo colpo profondo, passo avanti, testa ferma. In un Challenger 75 il margine è minimo e il premio è concreto: il campione incassa 75 punti, i piazzamenti spostano davvero la classifica. Non ci sono numeri ufficiali su velocità e percentuali di oggi, ma la sensazione a bordo campo è chiara: ha tolto aria a Basile nei momenti caldi, costringendolo a rischiare un colpo in più. A volte basta quello.
Agamenone, mestiere e calma piatta
Più silenziosa ma non meno solida la vittoria di Franco Agamenone su Michele Ribecai. Qui non ci sono dati certi sullo score, e vale la pena dirlo. C’è però la fotografia di un giocatore di mestiere che fa quello che deve: leggere il ritmo, togliere tempo, scegliersi con cura i punti da spingere. È il repertorio che Agamenone porta in giro da anni: profilo basso, scelte pulite, pochi fronzoli. Funziona spesso, funziona anche in riviera.
Cattolica, tra salsedine e palle che si sporcano di campo, ti mette davanti a una prova semplice da definire e difficile da passare: reggere la pazienza. Qui ogni dettaglio pesa. Un lancio di palla più alto, una risposta un passo dentro, un attimo di esitazione al cambio campo. Nei derby, poi, la conoscenza reciproca azzera le sorprese e amplifica i nervi. Chi sblocca per primo il braccio, di solito, se ne va.
Due italiani avanti al primo turno non sono una notizia epocale. Ma il modo conta. Brancaccio lo fa riscrivendo il finale che negli ultimi giorni gli usciva sempre storto. Agamenone lo fa nel suo stile, con una linea di gesso dritta sul terreno delle scelte. Il calendario è lungo, gli obiettivi cambiano in fretta. Qui, stasera, resta un’immagine semplice: quattro racchette, lo stesso idioma in campo, e quella luce di mare che accompagna la palla fino al telo. La stagione sa ancora sorprendere: quanto spazio vogliamo lasciarle?