Parigi trattiene il fiato e poi esplode: Flavio Cobolli vince una maratona oltre le tre ore contro lo statunitense Zachary Svajda e si prende un posto nei quarti del Roland Garros. È il passo che fa rumore, su quella terra che premia pazienza, coraggio e testa fredda.
Il romano ha fatto quello che molti sognano e pochi realizzano: ha gestito il cuore quando le gambe chiedevano tregua. All’inizio ha imposto il ritmo, poi la partita si è increspata, infine l’ha chiusa con il piglio di chi sa cosa vuole. Sulla terra battuta di Parigi, in un pomeriggio lungo, Cobolli ha centrato la sua vittoria più pesante nello Slam.
Contro Zachary Svajda, coetaneo e giocatore pulito nei fondamentali, Cobolli è partito forte. Ha tenuto campo alto, spinto col rovescio e cercato spesso la profondità, la scelta che su questa terra paga quando non hai paura di stare nello scambio. Poi la partita è scivolata in una zona grigia: qualche errore di troppo, la risposta di Svajda più aggressiva, i game che si allungano. Oltre tre ore così, col punteggio che si muove come una fune tirata da due mani contrarie.
Lo score ufficiale non è stato comunicato nelle note a disposizione al momento della scrittura; chi vuole potrà verificarlo sul sito del torneo (rolandgarros.com). Resta il dato che conta: nell’ultimo tratto Cobolli ha stretto le maglie. Servizio più affidabile, poche concessioni nei punti che scottano, e quella calma che si costruisce in allenamento e si misura solo in partita. In uno Slam maschile si gioca al meglio dei cinque set: uscire vivi da una battaglia così significa molto più della singola W accanto al nome.
C’è anche una dimensione generazionale. Cobolli, classe 2002, appartiene alla stessa annata di Svajda. È il tennis dei ventenni che bussano forte, con un’Italia che negli ultimi anni ha visto crescere ambizioni e risultati. Vederlo compiere questo salto a Roland Garros aggiunge un tassello concreto alla narrazione del nuovo tennis italiano.
Adesso lo attende uno fra Felix Auger-Aliassime e Alejandro Tabilo. Due profili diversi, due strade che cambiano la mappa del match. Il canadese ha servizio e dritto capaci di spaccare il ritmo, soprattutto se la giornata è veloce. Il cileno, mancino, ha affinato sulla terra un gioco elastico e pieno di variazioni: nel 2024 si è fatto notare anche a Roma, dove ha firmato una corsa da copertina. Con Felix servirà lucidità nei turni di risposta; con Tabilo la chiave sarà non farsi incantare dal mancino e imporre traiettorie centrali e pulite.
Cobolli dovrà ripartire da qui: dal controllo dei primi due colpi, dal rovescio che apre il campo, dalla capacità di scegliere bene quando spingere e quando respirare. Parigi insegna che l’inerzia cambia in fretta, ma premia chi non smette di cercare la soluzione. E oggi il romano ha dimostrato di saperla trovare.
C’è un’immagine che resta: la riga rossa che si sbriciola a ogni scivolata e un ragazzo che, a ogni punto, si convince un po’ di più. Quanto può diventare grande questa storia sulla terra di Parigi? La risposta, ora, è nel suono secco di una palla che rimbalza e ritorna più forte.
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