La pronuncia della Cassazione sulla competenza territoriale apre nuovi scenari sulle sentenze che attendono la Juventus. Tutti i dettagli.
Mercoledì 6 settembre, la Cassazione, accogliendo l’istanza della difesa della Juventus, ha stabilito che il processo scaturito dall’indagine Prisma, si debba tenere a Roma. Vittoria importanti per i legali bianconeri che ritenevamo illegittimo che il dibattimento si svolgesse a Torino. I 12 imputati, tra cui l’ex presidente bianconero Andrea Agnelli, il suo vice Pavel Nedved, l’ex ad Maurizio Arrivabene e l’ex ds Fabio Paratici, dovranno difendersi nelle aule di Piazzale Clodio.
Le accuse restano comunque pesanti, parliamo di manipolazione del mercato, false comunicazioni sociali, nonché all’ostacolo dell’esercizio delle funzioni dell’autorità di vigilanza. Nonostante ciò, in casa bianconera la pronuncia della Suprema Corte è stata accolta con grande favore. I legali della Continassa infatti sostenevano che essendo la Juve quotata in Borsa, il processo andasse celebrato o a Milano (dove c’è Piazza Affari), oppure nella Capitale appunto, città che ospita i server della Borsa.
Come scrive la Gazzetta dello Sport, è possibile che la Cassazione abbia ritenuto che il reato si concretizzi solamente quando la falsa informazione venga inserita nel sistema, ovvero nei server presenti nella Capitale
L’ultima stagione della Juventus è stata fortemente condizionata da quanto avvenuto nelle aule di tribunale. L’ordinanza della Procura di Torino, circa 14000 pagine, nel novembre 2022 ha portato alle dimissioni dell’intero Cda bianconero. A seguire, tutto lo “stillicidio” di dibattimenti prima presso la giustizia federale, quindi al Collegio di Garanzia, per terminare con la pronuncia Uefa che ha estromesso i bianconeri dalle competizioni europee per un anno.
Lo scorso 30 maggio, è arrivato il patteggiamento davanti al Tribunale Federale Nazionale, chiamato a pronunciarsi sulla questione plusvalenze. Per la giustizia sportiva, la Juve è stata condannata a 10 punti di penalizzazione, oltre a 718.000 euro di ammenda.
Su questo e sulla pronuncia della Cassazione, si è espresso il giornalista Marco Bellinazzo su TVPLAY. “L’azione penale è obbligatoria, c’erano gli elementi per farlo. Mi piace poco quando si leggono sui giornali intercettazioni parziali che escono da ambienti giudiziari”, ha spiegato la firma del Sole24Ore, riferendosi al fatto che tra magistrati e organi di informazione si determina, spesso, un cortocircuito che sarebbe meglio evitare.
Bellinazzo ha detto la sua su un possibile risarcimento ad agio della Juve, laddove il processo di Roma, al termine dei tre gradi, vedesse gli imputati assolti. “Per la giustizia sportiva, con il patteggiamento la Juve ha accettato la legittimità dell’inchiesta. Complicato poi chiedere il risarcimento se gli indagati fossero riconosciuti innocenti”, ha concluso il giornalista.
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