Il mondo dello sport adesso è più povero dopo l’addio ufficiale ad un grande campione: è arrivata la conferma ufficiale della notizia
Non tutti i giocatori diventano necessariamente campioni assoluti nella propria disciplina. La storia dello sport è piena di storie simili. Succede che i tifosi si innamorino di alcune loro caratteristiche, della loro passione e fedeltà, al di là dei successi. E quando arriva la notizia dell’addio ad un grande campione è sempre un colpo duro da digerire.
Prendiamo il calcio con tre esempi. Paolo Maldini, Alessandro Del Piero e Francesco Totti sono stati tre grandi campioni, nessuno lo mette in dubbio anche tra gli avversari. Ma per i loro tifosi sono stati anche qualcosa in più, perché fin dall’inizio della loro carriera, senza eccezioni, hanno vestito sempre la stessa maglia.
Un evento raro nel mondo dello sport moderno. Ancora di più in quello del professionismo americano, NBA in testa. Vero, Michael Jordan ha giocato praticamente sempre con la maglia dei Chicago Bulls, salvo la parentesi del ritiro quando si è dedicato al baseball. Ma non ha chiuso la sua carriera con quei colori.
Lo hanno fatto invece Magic Johnson con i Lakers e Dirk Nowitzki con i Mavs, che per vent’anni hanno giocato e vinto con la stessa franchigia. E adesso insieme a loro c’è anche Udonis Haslem che ha comunicato uffcialmente il suo ritiro dal basket giocato. Sarà per sempre un simbolo dei Miami Heat. Ora però è tempo di cambiare vita.
In effetti, negli ultimi giorni, la squadra della Florida, finalista nell’ultima stagione NBA battuta solo dai Denver Nuggets, ha fatto discutere per altro. Sembra infatti sempre più vicina ad ingaggiare Damian Lillard, la stella dei Portland Trail Blazers, anche se la trattativa tra i due club al momento è in fase di stallo.
Anche senza Lillard, comunque, stando alle previsioni di ESPN per la prossima stagione Miami parte comunque tra le prime cinque favorite. Questo anche se dovrà rinunciare a tutta l’esperienza di Udonis Haslem che ha appeso le scarpette al chiodo.
Già lo scorso marzo aveva detto di pensare al ritiro, qualunque cosa fosse successa alla fine della stagione. Miami è arrivata in finale, sorprendendo i Celtics, ma questo non gli ha fatto cambiare idea.
E ora con un lungo post ha confermato le sue intenzioni: “Mi considero davvero fortunato nel poter dire che lascio questo gioco senza rimpianti. Da non scelto al draft a tre volte campione NBA, secondo quintetto All-Rookie, compagno dell’Anno, giocatore più anziano a giocare una Gara delle Finals, primo rimbalzista nella storia degli Heat. #40 ti vedrò presto pendere dal soffitto dell’arena”.
Gli Heat, durante la prossima stagione, ritireranno la sua storica maglia anche se in realtà Haslem aveva già smesso di giocare da tempo. Era una sorta di secondo allenatore in campo per coach Spoelstra che, il 7 giugno scorso, gli aveva fatto giocare meno di un minuto alla fine di gara 3 nelle Finals contro i Denver Nuggets. Così Haslem è diventato il giocatore più anziano in campo nelle Finali Nba all’età di 43 anni.
Dopo essersi laureato alla Florida University. Haslem non era stato scelto nel draft e così aveva giocato in anno in Francia negli Élan Chalon. Dal 2003 però è arrivato agli Heat e non si è più mosso, guadagnando 71 milioni di dollari e l’affetto dei suoi tifosi.
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