Da consuetudine a regola formale: vestirsi di bianco è parte dell’epica di Wimbledon, ma la scelta nasconde un motivo ben preciso.
Affermatosi come sport signorile nell’Ottocento, a tennis, a Wimbledon, si è sempre prevalentemente con abiti bianchi. Le prime volte, gli uomini potevano indossare anche pantaloni di flanella color crema, ma poi il rafforzarsi dell’usanza ha imposto il bianco nel codice d’abbigliamento a Church Road.
Pochissime, da lì, le eccezioni. Fino al punto di svolta: siamo nel 1962, e la brasiliana Maria Bueno si presenta ai Championships con dei pantaloni – disegnati da Teddy Tingling – che hanno evidenti sprazzi di colore. Un episodio che ha comportato la dura risposta degli organizzatori, che hanno emesso, l’anno dopo, una regola formale, ribadendo il fatto che gli atleti e le atlete dovessero essere vestiti di bianco in maniera predominante.
Una regola che non fa eccezioni, neanche per i nomi blasonati. Federer è stato multato nel 2013 per essere sceso in campo con una soletta arancione, cambiata nel match successivo. Prima di lui, Agassi, che ha fatto dell’abbigliamento bizzarro la sua cifra stilistica, si era addirittura rifiutato di giocare a Church Road, dal 1988 al 1990. Ma a Wimbledon, i capi bianchi non sono solo un capriccio. Si tratta, infatti, di una tradizione nata per una ragione ben precisa.
Tutt’ora la regola rimane ferrea, e valida anche per accessori come polsini, cappelli o fascette, o addirittura per l’intimo. Ma ben pochi, nel 2022, sanno che motivazione originaria per questa norma è piuttosto bizzarra, derivata dalla stessa immagine che del tennis si aveva alla fine del XIX secolo. Il codice scritto in quegli anni, infatti, riteneva che le macchie di sudore, molto più visibili con i vestiti colorati, fossero totalmente anti-estetiche in un ambiente come quello dell’All England Club.
Da allora, il club si sarebbe per sempre distinto per il suo “dress code”. In realtà, a posteriori, questo ha assunto anche un significato simbolico un po’ più articolato, come confermato dagli organizzatori: “Non si tratta di stile per noi, ma di un modo per mettere in risalto il tennis ed i giocatori. Tutti, dal campione uscente ai qualificati, dovranno farsi notare solo per il loro stile di gioco“.
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