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Personaggi

Roland Garros e Wimbledon ci hanno detto che Matteo Berrettini è più martello che mai

La rinascita di Matteo Berrettini non può essere raccontata soltanto attraverso una classifica, una serie di vittorie o il turno raggiunto in un torneo. È soprattutto la storia di un giocatore che ha ricominciato a riconoscersi in campo, dopo stagioni segnate da infortuni, interruzioni e ripartenze spesso rimaste incompiute. Il percorso compiuto tra Roland Garros e Wimbledon ha restituito al tennis italiano un Berrettini nuovamente competitivo nei grandi appuntamenti, capace di sostenere battaglie prolungate e di confrontarsi alla pari con avversari di alto livello.

Non tutto è stato lineare. A Parigi la sua corsa si è chiusa con un ritiro, mentre a Londra è arrivata una sconfitta in cinque set proprio quando la rimonta sembrava possibile. Anche il problema all’anca emerso dopo Wimbledon ha imposto un ulteriore rallentamento. Eppure, rispetto al recente passato, il quadro è diverso: Berrettini non sta più cercando soltanto di tornare in campo. Sta cercando di tornare protagonista.

Il significato della rinascita di Berrettini

Per comprendere il valore del momento attraversato dal romano bisogna ricordare quanto sia stato accidentato il suo cammino dopo la finale di Wimbledon del 2021 e il numero 6 raggiunto nel ranking mondiale. Problemi agli addominali, alla mano, al piede e alla caviglia hanno spezzato più volte la continuità necessaria per competere stabilmente ai vertici.

Nel corso degli ultimi anni Berrettini è stato costretto a saltare numerosi tornei dello Slam, perdendo punti, fiducia e ritmo agonistico. Anche il 2026 era cominciato con un segnale negativo: il ritiro dall’Australian Open prima dell’incontro previsto con Alex de Minaur. Il ritorno nel circuito, avvenuto a febbraio a Buenos Aires, aveva quindi il significato di una nuova ricostruzione, più che di un semplice avvio di stagione.

La svolta si è vista sulla terra battuta. Berrettini ha gradualmente ritrovato il servizio, il diritto e soprattutto la capacità di restare dentro le partite anche quando il fisico e il punteggio sembravano presentargli il conto. La sua rinascita non coincide ancora con il ritorno definitivo ai livelli della top ten, ma con qualcosa di altrettanto importante: la consapevolezza di poter nuovamente vincere incontri duri nei tornei più prestigiosi.

Il Roland Garros della riconquista

Il Roland Garros è stato il torneo in cui la trasformazione è diventata evidente. Berrettini si è presentato a Parigi da numero 105 del mondo, con aspettative prudenti e poche certezze sulla capacità di reggere sette partite al meglio dei cinque set. Ha lasciato il torneo da quarto finalista, dopo essere diventato il giocatore con la classifica più bassa a raggiungere quel traguardo nello Slam francese dal 2007. Il risultato gli ha consentito anche di recuperare 58 posizioni virtuali e di riavvicinarsi alla top 50.

Il passaggio simbolicamente più importante è arrivato al terzo turno contro Francisco Comesaña. Berrettini ha vinto 7-6, 5-7, 6-7, 6-4, 7-6 dopo circa cinque ore di gioco, annullando due match point. Una partita del genere vale più di una vittoria ordinaria per un atleta reduce da tanti problemi fisici: significa verificare sul campo che il corpo può sostenere uno sforzo estremo e che la mente è nuovamente pronta a convivere con la tensione.

Negli ottavi il romano ha poi superato Juan Manuel Cerúndolo in tre set, raggiungendo il suo settimo quarto di finale in un torneo dello Slam e il primo a Parigi dal 2021. Berrettini ha parlato apertamente delle difficoltà attraversate e della soddisfazione di essere tornato a esprimere un tennis di alto livello, sottolineando il ruolo della squadra che lo ha sostenuto nei momenti peggiori.

La corsa si è interrotta contro Matteo Arnaldi. Berrettini si è ritirato nel secondo set, quando era sotto 7-5, 5-2, a causa di un problema all’anca. È stata una conclusione amara, ma non tale da cancellare quanto costruito nei turni precedenti. Il ritorno tra i migliori otto di uno Slam, il primo dal 2022, ha rappresentato una prova concreta della sua ritrovata competitività.

Wimbledon e il ritorno del Berrettini da battaglia

Dopo il problema accusato a Parigi, la presenza di Berrettini a Wimbledon non era scontata. Gli esami non avevano evidenziato una lesione muscolare grave e il romano aveva confermato l’intenzione di recuperare in tempo, pur arrivando a Londra senza una vera preparazione agonistica sull’erba.

Il debutto contro Stan Wawrinka si è trasformato in una partita estenuante e spettacolare. Berrettini ha perso il primo set, ma ha vinto i tre successivi al tie-break, imponendosi 6-7, 7-6, 7-6, 7-6 dopo quattro ore e 19 minuti. Al di là del risultato, l’incontro ha mostrato nuovamente la sua capacità di restare lucido nei momenti decisivi e di affidarsi al servizio quando la pressione aumentava.

Nel secondo turno è arrivata un’altra prova importante contro Arthur Fils, testa di serie numero 20. Berrettini ha vinto in quattro set, 6-4, 7-5, 3-6, 6-3, confermando di poter ancora utilizzare il proprio tennis offensivo per togliere tempo ad avversari più giovani e meglio classificati.

La sconfitta contro Grigor Dimitrov, al terzo turno, ha lasciato invece una sensazione più complessa. Il bulgaro si è imposto 6-3, 6-4, 3-6, 5-7, 6-3, ma Berrettini era riuscito a recuperare due set di svantaggio e a portare il match al quinto. Nel momento in cui sembrava aver spostato l’inerzia dalla propria parte, Dimitrov ha ritrovato precisione e continuità, impedendogli di completare la rimonta.

Berrettini ha lasciato Wimbledon deluso per l’occasione mancata, ma anche consapevole di essersi avvicinato al proprio miglior livello. La differenza rispetto ad alcune sconfitte del recente passato è evidente: non è uscito dal torneo chiedendosi se fosse ancora in grado di competere. È uscito sapendo di poterlo fare, ma anche di dover migliorare nella gestione delle energie e nei momenti iniziali degli incontri.

Un tennis ancora capace di fare male

Dal punto di vista tecnico, il Berrettini visto nei due Slam e non solo ha mostrato caratteristiche familiari. Il servizio resta il centro del suo gioco: non soltanto per il numero di ace, ma per la possibilità di ottenere risposte corte e comandare immediatamente con il diritto. Sull’erba questa combinazione continua a renderlo pericoloso contro qualunque avversario.

Anche il rovescio tagliato ha conservato un ruolo essenziale. Berrettini lo utilizza per abbassare il ritmo, difendere la diagonale più vulnerabile e preparare lo spostamento sul diritto. La novità più incoraggiante riguarda però la tenuta negli scambi e la disponibilità ad accettare partite fisicamente logoranti. A Parigi ha dimostrato di poter vincere anche senza dominare costantemente con i primi due colpi; a Wimbledon ha saputo rimontare quando il servizio e il diritto non funzionavano ancora al massimo.

Restano margini evidenti. La risposta può essere aggredita dagli avversari più rapidi, gli spostamenti laterali richiedono una condizione atletica quasi perfetta e le partenze lente possono diventare difficili da recuperare contro i migliori. Ma il suo tennis conserva una qualità rara: quando servizio e diritto lavorano insieme, Berrettini può abbreviare gli scambi e modificare l’equilibrio di una partita in pochi minuti.

Il nodo fisico dopo Wimbledon

Il principale interrogativo continua a riguardare la salute. Dopo la sconfitta con Dimitrov è riemerso il fastidio all’anca che aveva condizionato anche il finale del Roland Garros. Berrettini ha quindi rinunciato ai tornei sulla terra di Gstaad e Kitzbühel, nonostante fosse stato inizialmente annunciato in entrambi gli eventi.

L’assenza a Gstaad ha un peso particolare. Il torneo svizzero è uno degli appuntamenti più importanti della sua carriera: Berrettini vi ha conquistato il primo titolo ATP nel 2018, ha raggiunto la finale nel 2022 e ha vinto nuovamente nel 2024. Il forfait non è dunque una semplice modifica di calendario, ma la conseguenza della necessità di proteggere il fisico dopo due Slam molto impegnativi.

La decisione appare prudente. Dopo anni in cui diversi rientri sono stati seguiti da nuove interruzioni, la gestione dei carichi diventa importante quanto il lavoro tecnico. Il vero obiettivo non può essere disputare il maggior numero possibile di tornei, ma presentarsi nelle condizioni migliori agli appuntamenti che possono cambiare la stagione.

I prossimi tornei: Montreal nel mirino

Il prossimo impegno formalmente presente nel programma di Berrettini è il Masters 1000 di Montreal. Il suo nome compare nella lista ufficiale dei partecipanti pubblicata dagli organizzatori del National Bank Open, che hanno annunciato un campo comprendente 71 dei primi 72 giocatori disponibili e due tennisti ammessi tramite ranking protetto. Secondo le quote dei portali di scommesse tennis, Berrettini chiaramente non rientra tra i favoriti. Ma il romano ci ha abituato a exploit di grande livello nella sua carriera e nulla si può escludere.

L’iscrizione, naturalmente, non garantisce la presenza definitiva. Tutto dipenderà dall’evoluzione del problema all’anca e dalle valutazioni dello staff medico. Montreal rappresenterebbe comunque un passaggio strategico: il ritorno sul cemento nordamericano, la possibilità di misurarsi in un Masters 1000 e l’inizio del percorso verso lo US Open.

Al momento non risultano conferme ufficiali altrettanto solide sulla sua partecipazione a Cincinnati. È quindi opportuno distinguere tra i tornei inizialmente inseriti nel programma, quelli da cui si è già ritirato e gli appuntamenti nei quali l’iscrizione è stata effettivamente resa pubblica. Gstaad e Kitzbühel sono ormai fuori dal calendario; Montreal rimane il primo obiettivo concreto, subordinato alle condizioni fisiche.

Una rinascita non ancora conclusa, ma per cui non basta solo sperare

Il punto centrale della stagione di Berrettini è che la speranza, da sola, non rappresenta più l’unico elemento positivo. I risultati di Parigi e Londra hanno prodotto prove verificabili: un quarto di finale al Roland Garros, due match point annullati in una maratona di cinque ore, due vittorie a Wimbledon e una rimonta quasi completata contro Dimitrov.

La rinascita non è ancora conclusa. Il fisico continua a inviare segnali che obbligano alla cautela, mentre la classifica e la condizione dovranno essere consolidate nei prossimi mesi. Ma Berrettini ha ritrovato qualcosa che negli anni degli infortuni sembrava essersi indebolito: la certezza di appartenere ancora al tennis dei grandi palcoscenici.

La parte più difficile comincia adesso. Non si tratta più soltanto di rientrare, commuoversi per una vittoria o dimostrare di poter resistere cinque set. Si tratta di trasformare le fiammate in continuità, selezionare con attenzione gli impegni e arrivare sano alla tournée americana. Se il corpo gli concederà finalmente una tregua, il Berrettini visto tra Roland Garros e Wimbledon ha mostrato di avere ancora le armi per fare strada. E, soprattutto, di non considerare il ritorno tra i migliori come un ricordo, ma come un obiettivo nuovamente possibile.

Redazione

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