La tennista ne è convinta e lo ha ribadito anche alla vigilia del primo turno del Roland Garros
Il Roland Garros è ormai iniziato con le prime sfide che si sono svolte nella prima domenica di torneo. Tuttavia, già nei giorni precedenti, c’è stato un momento di tensione che ha alimentato polemiche già in atto.
Al centro della questione la guerra in Ucraina. Data la presenza di tanti giocatori e giocatrici russi, bielorussi e ucraini, quello del conflitto è un argomento molto dibattuto ad ogni occasione e che ha avuto diverse ripercussioni nel mondo del tennis.
L’anno scorso, ad esempio, ha fatto discutere la decisione degli organizzatori di Wimbledon di escludere gli atleti dei due paesi aggressori. In seguito, non sono mancati anche altri episodi controversi che li hanno visti, loro malgrado, protagonisti nonostante abbiano preso le distanze dal conflitto in atto.
Tra loro c’è anche Aryna Sabalenka che all’esordio al Roland Garros incrociava Marta Kostyuk. La 25enne di Minsk non ha avuto particolari problemi ad aggiudicarsi la vittoria, ma al termine del match non è stata salutata dall’avversaria.
La sfida si è chiusa con un netto 6-3 6-2 e, data la differenza di ranking tra le due tenniste, il risultato era ampiamente pronosticabile. Un po’ come il fatto che Kostyuk non le abbia stretto la mano una volta finita la partita.
Già nella scorsa edizione dello US Open, l’ucraina non aveva salutato la bielorussa Victoria Azarenka e, dunque, che la scena si riproponesse anche in quest’occasione con Sabalenka era immaginabile.
Meno, invece, il fatto che il pubblico del Philippe Chatrier l’abbia sommersa di fischi per questa sua scelta. Ma del resto, Kostyuk non è l’unica ad essersi rifiutata di salutare gli avversari russi e bielorussi, anche se per Aryna la 20enne di Kiev proverebbe addirittura odio nei suoi confronti.
“Non voglio perdere tempo pensando a queste cose – le parole della numero due del ranking Wta in conferenza stampa pre-match –. Se mi odia va bene. Non posso farci niente“.
Sabalenka ha comunque preso posizione a riguardo affermano che “se potessi fermerei la guerra” e di poter capire che gli ucraini “non vogliano salutare russi e bielorussi” perché potrebbero avere conseguenze nel loro Paese. Tuttavia, secondo lei, nello sport non ci dovrebbe essere spazio per la politica. Un’idea, questa, condivisa anche con altri colleghi come Daniil Medvedev e Andrey Rublev.
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