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ATP

“Era il mio sogno”, il 19enne Carlos Alcaraz lo ha già realizzato

La vittoria dello US Open consegna Carlos Alcaraz alla storia del tennis con numeri davvero significativi ma lo spagnolo dice che “un sogno solo non basta…”

Al momento del punto vincente Carlos Alcaraz si abbandona a terra come se gli avessero staccato la spina.

Alcaraz risponde all’applauso di Flushing Meadows (Foto ANSA)

Rimane intontito per qualche secondo. Sicuramente una lacrima scende anche se fa di tutto per dominarsi.

Carlos Alcaraz, lacrime di un 19enne

Poi dopo avere omaggiato il suo avversario scavalca la transenna, inutilmente inseguito da un commissario di campo che gli chiedeva di non farlo, e si arrampica fino alla tribuna dove la sua famiglia e il suo allenatore Ferrero piangono da un bel pezzo. Per lo meno dalla metà del quarto set quando l’impresa sembrava sempre più vicina.

Il pensiero sull’11 settembre

Dopo la vittoria, Alcaraz a terra per qualche secondo (Foto ANSA)

In un inglese ancora perfettibile che tradisce la sua emozione e un pizzico di inesperienza, Alcaraz fa sorridere anche con le sue dichiarazioni. Ha solo 19 anni… “Ecco il mio sogno, ho realizzato quello che ho sempre sognato fin da quando ero bambino. Diventare il numero 1 al mondo, essere il campione di un Grande Slam. Ecco qualcosa per cui ho lavorato davvero duramente”.

Una vittoria che sognava fin da bambino. Dunque praticamente l’altro ieri: “Ho rinunciato a tante cose per arrivare fin qui, ma ora capisco il senso di tanta e di tante rinunce. Senza il mio staff e l’incoraggiamento della mia famiglia non ce l’avrei mai fatta. Ci sono state anche decisioni difficili da prendere. Ma ora tutto ha un senso…”

É l’11 settembre, gli Stati Uniti hanno cercato per quanto possibile di ‘normalizzare’ questa data. Ma a New York questa è una ferita ancora estremamente aperta. Tanti applausi per Alcaraz, che il giorno del crollo delle Torri Gemelle non era ancora nato, offre un pensiero semplice e sincero alla città che lo ha incoronato re: “Adoro New York, amo giocare qui, allenarmi e quando posso girare per la città. Conosco persone che mi hanno raccontato. Ho visto molte immagini di quei giorni. E mi sconvolgono ogni volta. Non posso nemmeno immaginare quello che abbiate passato. Ma sappiate che per chiunque, anche per uno come me che è nato due anni dopo, questo non è e non sarà mai un giorno normale. E che chiunque vivrà questa città vivrà questa stessa sensazione con voi”.

Stefano Benzi

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