Guido Monaco sulla crescita di Denis Shapovalov: “Oltre ad essere un talento puro sa trascinare sempre tutto il pubblico”

Di Davide Tarallo - 8 settembre 2017
Denis Shapovalov

Guido Monaco analizza l’ascesa di Denis Shapovalov, 18enne canadese bravo, dopo la semifinale a Montreal, a raggiungere gli ottavi di finale a Flushing Meadows mostrando una mentalità e un atteggiamento già da top player collaudato.

Il vero protagonista di questa estate tennistica non può che essere Denis Shapovalov: il giovanissimo tennista canadese, che solo fino a un mese fa era appena top 150, è infatti cresciuto esponenzialmente nell’ultimo periodo, raggiungendo un ottimo livello di gioco che gli ha consentito di togliersi importanti soddisfazioni.

La semifinale centrata nel torneo di casa, con tanto di successo per 7-6 al terzo su Rafael Nadal, e gli ottavi agguantati a New York sono segnali importanti, che hanno messo inequivocabilmente in evidenza gli effetti profondi e radicali di un lavoro duro, costante e assiduo portato avanti per lungo tempo.

E mentre Wilander apostrofa Shapovalov come un “ibrido perfetto di Roger Federer e Rafael Nadal 18enni”, ciò che ha maggiormente colpito gli appassionati di tutto il mondo è la grandissima resilienza e la smisurata forza di volontà mostrata in campo dal nativo di Tel Aviv, capace, tanto nelle vittorie quanto nelle sconfitte, di lottare su ogni punto, senza pensare ad eventuali occasioni sprecate in precedenza.

Guido Monaco, apprezzato commentatore di Eurosport, analizza ai nostri microfoni tutti i fattori che hanno portato ad un progresso così rapido e ci spiega come mai Denis possa essere considerato un vero e proprio trascinatore di folle.

Si è appena concluso l’US Open di Denis Shapovalov che, dopo aver brillantemente superato il tabellone di quali, ha centrato un buon ottavo di finale. Che impressioni ti ha lasciato il giovane tennista canadese?
“Mi ha lasciato un’ottima impressione. Credo che sia davvero un eccellente giocatore, con delle doti fuori dal comune. È veramente molto rapido, non solo a livello di gambe ma, soprattutto, a livello di pensiero: riesce quasi sempre a vedere prima la palla, a muoversi con il tempismo e con la coordinazione giusta. Risponde molto bene, specialmente di rovescio. Inoltre, ha una mentalità adatta ad uno sport cosi complesso come il tennis: per arrivare al top ritengo che sia fondamentale reggere benissimo la pressione e mantenere il giusto atteggiamento in campo, tutti elementi che ha già messo in pratica con relativa disinvoltura. Certo, ha ancora buoni margini di crescita però è senz’altro sulla buona strada.”
 
Un campione (o un futuro campione) si vede soprattutto dalle sconfitte. Nella partita con Pablo Carreno Busta, il 18enne di Tel Aviv ha mostrato, indipendentemente dal risultato finale, una grandissima resilienza e un’innata capacità di giocare punto su punto, lasciandosi alle spalle eventuali passi falsi precedenti. Cosa significa tutto questo per un ragazzo cosi giovane?
“Hai ragione quando dici che è proprio nella sconfitta che si capisce il reale valore di questo straordinario ragazzo. Insomma, avrebbe potuto benissimo accontentarsi di aver superato le qualificazioni e di aver vinto tre ottime partite nel Main Draw. E invece, quando si è trovato sotto per 2 set a 0, non ha mai mollato e anche nel terzo set ha dato tutto ed è stato capace di costruirsi delle chance. Ha dimostrato di avere ancora tanta fame e voglia di giocare: questo, per un atleta in crescita e, soprattutto, cosi giovane non può che essere, al di là della sconfitta, un grande vantaggio.”
 
Lo spartiacque (in positivo) delle sua carriera è stato, indubbiamente, il brutto (e sfortunato) episodio accaduto a Febbraio nel match di Coppa Davis contro Edmund quando, seppur involontariamente, aveva colpito ad un occhio il giudice di sedia Gabas. Dopo l’immediata squalifica e multa, Denis ha dichiarato che “questo fatto cosi spiacevole lo aveva notevolmente responsabilizzato” e lo aveva quindi spinto a “mettere definitivamente la testa a posto”. Questa evoluzione è sintomo davvero di grande maturità? E soprattutto, attraverso quale lavoro è possibile migliorare in maniera cosi accentuata il proprio atteggiamento e mentalità in un periodo di tempo cosi ridotto?
“Non ho elementi per dire se l’episodio di Febbraio sia stato solo un caso sfortunato o se oppure sia stato causato, sempre in maniera del tutto involontaria, da una serie di comportamenti dettati dalla troppa pressione e dall’eccessivo nervosismo. Di certo, questa vicenda lo ha fatto riflettere: personalmente, ritengo che sia un ragazzo con la testa sulle spalle, molto maturo per la sua età e, quindi, è importante, come spesso accade, sapere scindere una reazione occasionale da quello che è realmente la persona. Il fatto poi che sia avvenuto all’esordio in Coppa Davis, davanti agli occhi di tutto il suo paese lo avrà sicuramente responsabilizzato, facendogli correggere eventuali atteggiamenti sbagliati mostrati in precedenza.”
 
Il suo primo vero exploit lo ha compiuto in casa (Masters 1000 Montreal) dove, dopo aver superato brillantemente Del Potro e Nadal (7-6 al terzo set) ha centrato la semifinale, arrendendosi solo dopo una lunga lotta all’emergente Zverev. Perché, a tuo avviso, è avvenuta proprio in Canada una simile ascesa? Cosa ti aveva colpito maggiormente allora?
“Non so perché l’exploit è avvenuto in Canada. Di sicuro essere riuscito all’esordio ad annullare quattro match point a Dutra Silva gli ha dato molta carica per il resto della settimana. Non l’avesse fatto, non saremmo qui a parlare dell’ascesa di Shapovalov: probabilmente l’avremmo comunque solo rimandata perché chi gioca cosi bene non può che ottenere importati risultati. Personalmente, mi ha colpito il suo grande carattere: aveva tutta la pressione addosso ma l’ha trasformata in energia positiva per portare il pubblico dalla sua parte. Dopo i due successi incredibili sull’argentino e sul maiorchino non si è sciolto e ha avuto ancora le energie psico-fisiche per fare partita pari con Zverev. Non sono risultati dettati in via esclusiva dall’adrenalina di giocare in casa ma soprattutto da innate qualità tipiche di un atleta che, in futuro, non potrà che diventare un grande campione.”
 
Dichiara Wilander a proposito del suo gioco: “Si tratta di un mix di Federer e Nadal 18enni”. Ha ragione?
“Se lo dice Wilander, chi sono io per contraddirlo? (ride, ndr). Comunque, se unissimo l’istinto naturale per il gioco, la capacità di corsa, la solidità e l’essere mancino scopriremmo che la sua analisi ci potrebbe anche stare. Mi sembra solo un po’ forzata perché se mai nascesse davvero un ibrido di Roger Federer e Rafael Nadal, allora vedremmo un giocatore vincere probabilmente una quarantina di Slam. Dubito, e non so neanche se sperarlo, che possa nascere un mostro tennistico del genere.”
 
Di sicuro, Shapovalov ha l’aria di essere un trascinatore di folle. L’altro giorno, dopo la sconfitta, è stato accolto e salutato da vincitore dall’intero pubblico dell’ Arthur Ashe. Cosa apprezza di lui il pubblico?
“Questa è una sua altra grande dote. Riesce sempre a coinvolgere il pubblico: gioca un tennis molto spettacolare e non nasconde mai le proprie emozioni agli spettatori. Con lui, potrebbe chiudersi definitivamente l’epoca dei tennisti-robot, lungi da mostrare qualsiasi tipo di emozione all’avversario: vive molto intensamente ogni partita ed è proprio per questo che piace alla gente. ”
 
Immagina di metterti nei panni di Martin Laurendeau, coach di Denis. Quali aspetti del suo gioco ti proporresti di migliorare? E soprattutto, come cercheresti di conservare una talento cosi grezzo davanti al naturale inferno mediatico che si è scatenato in queste settimane?
“Mi piacerebbe molto avere lo stesso problema di Laurendeau. È un ragazzo già molto avanti tecnicamente. Certo, nel tennis si può sempre progredire: anche tennisti che sembrano perfetti, come Federer, all’età di 35 anni migliorano ancora molto il rovescio. A proposito di rovescio, il colpo di Shapovalov è nettamente più forte e solido di quello del Federer 18enne: Roger aveva infatti un gesto elegante ma fortemente insicuro, che lo costringeva spesso a sbagliare; non era un vero e proprio punto debole ma era comunque distante anni e luce dal colpo che siamo abituati a vedere oggi. Riguardo l’aspetto mediatico, è evidente che in Canada le aspettative siano molto alte. Magari, avere nazionalità canadese lo avvantaggia un po’ perché lo aiuta ad essere meno assalito dai media. Dovranno essere bravi il suo coach, la sua famiglia e il suo manager a farlo rimanere con i pedi per terra. Ma di solito il tennis ti aiuta molto sotto questo punto di vista: l’ascesa di un giocatore più bravo di te o un periodo estremamente negativo sono tutti fattori che ti spingono a crescere e trovare nuovi stimoli.”
 
Realizzazione dell’intervista e stesura dell’editoriale a cura esclusiva di Davide Tarallo
Denis Shapovalov




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